PIETRO MARSICH
PER L'ADRIATICO ITALIANO

Pietro Marsich (1891 - 1987)
Veneziano di origini dalmate, avvocato di successo e figura chiave della politica veneziana e nazionale dei primi anni venti. Aderisce inizialmente al Movimento Radicale e alla Associazione studentesca democratica “Dante Alighieri” e collabora con i giornali “Il Radicale” e l’irridentista “L’Adriatico”. Allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale si schiera con l’interventismo. Non partecipa attivamente alla guerra per evidenti problemi fisici che si presenteranno anche nel futuro. Durante il conflitto conosce a Venezia Gabriele D’Annunzio con il quale stringerà un rapporto ,sia personale che ideale, inossidabile. Nel 1919 è tra i fondatori del Fascio di Combattimento veneziano, con sede in Palazzo Morosini a Santo Stefano.


Grazie alle sue spiccate abilità di oratore e scrittore e alla sua cultura prende subito le redini del movimento fascista cittadino ed entra nel Comitato Centrale dei Fasci di cui viene eletto rappresentante nazionale. Coordina ma non prende quasi mai parte attiva agli scontri contro i socialisti soprattutto nel sestiere di Castello, allora roccaforte rossa. Fonda e dirige il giornale “Italia Nuova” che diventerà la voce ufficiale del fascismo lagunare. L’attenzione del Fascio di Venezia viene rivolta in questo periodo alla questione delle terre irredente di Fiume e della Dalmazia, cruciali per il futuro della città di Venezia. Tutto ciò soprattutto alla luce della occupazione di Fiume da parte dei legionari di Ronchi guidati da D’Annunzio, durante la quale Marsich si occupa del reclutamento e dei rifornimenti ed intrattiene una continua corrispondenza con il Vate. Con il Trattato di Rapallo ed il “Natale di sangue” che metterà fine all’occupazione fiumana e alla esperienza della Repubblica del Carnaro, si crea una frattura che diverrà col tempo insanabile fra Marsich e Mussolini e Volpi, accusati di aver dato il proprio assenso al trattato. Marsich cerca di dare al fascismo un carattere quasi dannunziano e cerca più volte un intervento del Poeta che però si dimostra quasi rassegnato alla situazione nazionale e quindi la sua linea, a parte nel fascio veneziano dove Marsich regna incontrastato, si impone difficilmente altrove. Con la trasformazione del fascismo da movimento a partito si crea un’altra frattura fra Marsich e il Duce che lo porterà a chiudere la propria esperienza politica già prima della Marcia su Roma. L’avvocato veneziano nella sua storia politica è sempre stato antiparlamentarista ad avverso alle istituzioni e partiti ed è per questo che non si candidò mai alle elezioni; lui crede ad un movimento che mantenga una identità di lotta contro le istituzioni corrotte e contro il socialismo per difendere la nazione. Trova inizialmente l’appoggio di Dino Grandi e di Italo Balbo che però davanti all’inasprirsi della scontro interno al partito preferiscono intraprendere una linea più morbida ed aderire al partito. L’intransigenza di Marsich porta invece il Fascio veneziano all’espulsione dal Partito Fascista; ciò decreterà la fine della carriera politica dell’avvocato che per coerenza non vorrà mai schierarsi contro e contrastare dall’esterno il fascismo.

Così dal 22 in poi si concentrerà completamente alla propria attività professionale di legale e di esperto di giurisprudenza tramite la pubblicazione di studi ed articoli. Nel 28 a causa di un attacco di asma perde la vita. Nonostante la sua levatura politica è un personaggio scomodo per il fascismo perciò ai suoi funerali non partecipa nessun rappresentante di spessore del Partito Fascista. La sua figura invece durante la Repubblica Sociale Italiana viene rievocata con forza come esempio di un fascismo movimentista ed intransigente contro quel fascismo molle e corrotto, accusato del disfacimento nazionale. Italo Balbo scrive di lui nel 1922: “Marsich è un poeta e un idealista. Ma la politica non si fa sulle nuvole. L’antiparlamentarismo di Marsich è in netto contrasto con la costituzione del Fascismo in Partito. C’è molta estetica nell’atteggiamento di mistica rivoluzionaria di Marsich. Forse anche molto decadentismo che gli deriva da un’indigestione di motivi dannunziani.”
Il tratto fondamentale del pensiero politico di Pietro Marsich è la sua battaglia per un Adriatico italiano, cruciale per lo sviluppo della nazione ed in particolare per Venezia,che lo porta a schierarsi con D’Annunzio, altro personaggio scomodo per la politica italiana, che condivide con lui una ideologia sognatrice e romantica, poco incline alla realtà dei compromessi delle istituzioni e dei partiti. D’altronde Venezia è una fuga dalla realtà…
Marco Vidal
ALCUNI BRANI ESTRATTI DAI SUOI ARTICOLI:
Spiritualizzare i partiti
L'Italia nostra oggi abbisognerebbe di pochi eletti i quali sapessero far rifare ad ogni partito il cammino
inverso a quello percorso:
spiritualizzare cioè il contenuto che è materializzato. E il più savio politico sarebbe colui che sapesse
questa essenza spirituale emanante da ogni
partito armonizzare e fondere in una sola e compiuta unità vitale: lo stato che è oggi bruta unità materiale
diventerebbe così la nobile unità spirituale
E allora la pace schietta fiorirebbe.
E allora la Nazione progredirebbe.
E allora il costume civile trionferebbe sul costume barbarico.
DIRITTO E FORZA
La pace è l'armonia non il livellamento dei valori.
La pace non è il disarmo dei cittadini; non è il disarmo delle Nazioni;
non è il disarmo delle braccia e non è neppure il disarmo degli spiriti:
anzi in un certo senso la pace è l'armatura del cittadino della Nazione;
è l'armatura delle braccia e degli spiriti; Ma è l'armatura presidiatrice dei valori individuali e collettivi;
è il diritto che si attua anche con la forza poichè diritto e forza sono concetti inseparabili:
il diritto se è valido dev'esser forza: e la forza se vuol vincere dev'esser diritto
MATERIA E SPIRITO
L'italia non si illuda di subitanee portentose conquiste. C'è una prima necessaria faticosa
conquista senza cui ella non attingerà fortuna nel mondo. Ella fu si delusa e tradita dagli
altri ma fu anche delusa e tradita da se stessa.
Dopo cinquant'anni di povertà ella ritrovò il suo spirito nella prova eroica della guerra
e lo sollevò ai vertici della sovrumana bellezza.
Ma cessata la prova, smarrito il senso di se medesima ella non seppe mantenere lo spirito
levato sulla viltà della materia: lo spirito che non è mistica forza contrastante la materia,
anzi forse materia esso stesso: la materia più nobile.
Ahimè fu vinto, fu asservito, fu rapito lo spirito italico dalla trista materia che è ancora alla
Patria di impaccio e di ingombro per la più grande ascesa.
L'Italia deve liberare il suo spirito. L'Italia deve riconquistare il suo spirito. L'Italia deve
innalzare il suo spirito.
TRATTO DA "PERCHE' SIA SALVATO LO SPIRITO" 1922 P MARSICH
autore : Marco Vidal
data : 14 Oct 2007 |