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Riguardo al Ponte di Calatrava ...
( 19 September 2008 10:38:22 )

vi allego un brano tratto dal mio volumetto Anche questa Venezia pubblicato già nel 2002.


 


L’omertà non è patrimonio unico di alcune regioni italiane, vedi il caso “Parmalat”che aveva superato indenne ben 53 commissioni di controllo e non era né un “terrone” e neppure un “extracomunitario”.


Le invidie, le piccinerie, le caste, le cricche, i nepotismi, le lobby, sono innumerevoli e ben radicate, si è persa la capacità di vivere, di credere nel futuro. 


Anche a Venezia ha vinto “il mercato”. 


Un mercato dominato dai gruppi di potere in cui non solo hanno trovato spazio gli intrallazzatori e gli incompetenti, ma anche chi li esalta. 


Il libero mercato prevede che tutte le istituzioni pubbliche bandiscano le gare d'appalto col fine di ottenere l'offerta con il miglior rapporto qualità prezzo, non farle o “dimenticarsi” di invitare, come spesso avviene, tutti gli aventi diritto è un libero mercato o è qualcosa di diverso?  Spesso il diritto a Venezia viene dimenticato, è morto, esiste in ampi spazi dell’amministrazione pubblica o a partecipazione la cultura del “favore” o “assistenzialismo” tipica di altre regioni italiane tacciate di mafia. 


Forse il denaro non puzza ma sicuramente spesso inquina e corrompe i corruttibili.


Essendo questo capitolo dedicato alla situazione contemporanea mi pare doveroso ricordare, al fine di poter fare dei confronti e dei parallelismi, un po' di storia. 


Venezia ha oggi oltre quattrocento ponti; non per tutti, ma sicuramente per i tre ponti che attraversano il Canal Grande, quello dell'Accademia (1853), quello degli Scalzi (1858) e quello di Rialto, prima di essere edificati, furono bandite delle gare e valutate attentamente le proposte. 


Il ponte della Moneta detto poi di Rialto fino al 1587 era in legno.  A partire dalla prima decade del secolo aveva evidenziato gravi problemi di struttura.  Lo stato di degrado era giunto ad un punto in cui non era più conveniente e possibile fare dei restauri.  Si decise la riedificazione ex novo. 


Va anche ricordato però che, prima di aggiudicare la gara per la riedificazione, furono presi in visione e soppesati numerosi progetti.  Tra i criteri di valutazione per i punteggi di giudizio non vi era solo l'estetica, ma anche i tempi necessari alla realizzazione, l'ammortamento, i costi di gestione, di manutenzione ecc ... Parteciparono architetti di fama ed anche altri meno famosi: Michelangelo Buonarroti, Jacopo Tatti detto il Sansovino, Giacomo Barozzi detto il Vignola, Andrea Palladio, Giacomo Guberni, Dionisio Baldi, Giocondo Giocondo, Vincenzo Scamozzi, Giovanni Alvise Boldù e Andrea dal Ponte.  La gara, dopo estenuanti dibattiti, studi commissioni e sottocommissioni, polemiche e inchieste, fatti personali e beghe senza fine fu affidata al Dal Ponte, proto al Palazzo Ducale, che in tre anni, a partire dal 1588, portò a completamento il cantiere.  Per le fondazioni furono utilizzati complessivamente 12.000 pali di olmo. 


Il costo complessivo fu di 250.000 ducati.


Ora non è più così.  Le gare non si fanno più, “non sono più necessarie”. 


Qualcuno potrebbe essere stimolato da queste parole a pensare male, a qualche losco accordo sotterraneo; ma non è assolutamente così, se lo tolga immediatamente dalla testa. 


Il disegno di un nuovo ponte, di cui in concreto nessuno tra i residenti in città e ancor meno tra i “foresti” visitatori della città sentiva la mancanza, è arrivato in regalo.  (il progetto a pagamento). 


E, come da tutti è risaputo: a caval donato non si guarda in bocca. 


Un attimo, solo un attimo di riflessione e una domanda: ne siamo proprio certi che al cavallo non si deve guardare in bocca?  A volte anche i proverbi possono fallare e, sempre per parlare di cavalli ricordo ciò che scrisse tanto tempo fa un certo Omero di Ulisse.  Uomo, caso più unico che raro, furbo e intelligente al contempo, che convinse i Greci a donare un cavallo ai Troiani.  Non serve certo che vi racconti tutta la storia.  Siete già a conoscenza di come andò a finire per la città di Troia e per i suoi abitanti.  Preso atto di questa situazione mi vengono spontanee tre domande, alle quali non so dare risposta. 


La prima: è veramente così fortunata e amata la città di Venezia? 


La seconda: come mai è arrivato in omaggio il progetto di un ponte di cui, mi ripeto e sottolineo, nessuno aveva mai sentito la mancanza? 


La terza: è perché le autorità preposte non hanno fatto dichiarazione d'essere disponibili ad accettare di vagliare anche altri regali? 


Alla prima domanda mi sono risposto con la convinzione che essendo quasi sicuramente l'ultimo ponte edificato ex novo a Venezia, non è detto che gli strumenti di comunicazione di massa quali i giornali, le radio e le televisioni sia pubbliche sia private, nazionali ed internazionali non ne parlino, magari citandone il generoso architetto e tutti coloro che in qualche modo hanno contribuito alla realizzazione. 


Alla seconda non ho saputo darmi risposta, se non rifiutando che sia un regalo, ma parte di un progetto di cui, come i Troiani, non conosco il fine. 


Alla terza non so cosa rispondere, ho solo difficoltà a credere che sia una dimenticanza. 


Il progetto, già approvato, del nuovo ponte che per il momento chiameremo di “Calatrava”, dal cognome del magnanimo ingegnere e architetto, che si vuole edificare sul Canal Grande per mettere in comunicazione Piazzale Roma con la fondamenta di Santa Lucia sarà innalzato, salvo modifiche, anche in deroga alla legislazione in materia che prevede che tutti gli edifici pubblici (compresi i mezzi di trasporto pubblico) progettati, costruiti o ristrutturati dopo il 28 febbraio 1986 devono essere privi di barriere architettoniche (d.m. 236/89 art. 2; art. 27 e 28 ex lege 118/71).  La legislazione in materia prevede che la pendenza non debba essere superiore all'8%, che devono essere previste piazzole ogni sei metri di superficie non inferiori al metro e mezzo, che l'alzata del gradino non deve essere superiore a sei centimetri, che i gradini devo-no essere anti sdrucciolo. 


Mi si potrebbe obiettare che il valore d'uso e l'estetica richiedono e giustificano una deroga a questi aspetti “marginali”. 


Ultime notizie.  La commissione di salvaguardia ha approvato il progetto dando via all'inizio dei lavori in data 23/01/2002.  Ovviamente non sarà munito di servoscala per handicappati in quanto, come affermato dall'architetto ed assessore al comune di Venezia Roberto d'Agostino, rovinerebbe l'estetica della struttura e non indispensabile in quanto gli handicappati possono spostarsi utilizzando i mezzi pubblici. 


Nella prima settimana di febbraio 2002 le numerose proteste hanno convinto gli amministratori a rivedere il progetto e munirlo di servoscala. 


I lavori dovrebbero iniziare definitivamente entro il mese di luglio del 2003. 


Il comune di Venezia, a maggioranza di centrosinistra, avrà un contributo pari a circa un terzo dell'importo complessivo che sarà sostenuto dalla regione veneto a maggioranza di centrodestra. 


Il costo di questo ponte, la cui lunghezza complessiva sarà di 81 metri, è di nove miliardi di lire 1. 


Sarà realizzato tutto di vetro con rifiniture in pietra d'Istria e ottone.  Tempi previsti dagli “esperti” per la realizzazione, circa 18 mesi, in realtà a tutt’oggi (2005) sono trascorsi oltre 24 mesi ed ancora il ponte non esiste2.  L'illuminazione sarà dal basso verso l'alto per creare un effetto scenografico. 


L'altezza sul medio mare sarà leggermente superiore al vicino ponte degli Scalzi per non falsare la prospettiva tra le due strutture.  Il ponte di Rialto ha una luce d'arco di 28,8 metri e una freccia (altezza sul medio mare) di metri 6,4.  Quello dell'Accademia ha una luce di 48 metri e un'altezza di 6 metri, quello degli Scalzi una luce d'arco di metri 40 e un'altezza di metri 6,75.  Quello di Calatrava una luce di 81 metri e un'altezza di 8/9.  Prevedo che il prossimo ponte, qualora si imponga d'autorità una necessità, avrà un'altezza sicuramente superiore ai 10 metri, “per non disturbare l'effetto prospettico”.  Dimenticavo di dire che solo alcuni natanti che transitano lungo il Canal Grande superano l'altezza di tre metri, tutti gli altri non superano i due metri.  I costi di manutenzione ordinaria, previsti oltre 200.000 euro all'anno, sono superiori al costo di un traghetto.  Questa la sintesi.  Che dire o quale commento esprimere cercando di evitare di cadere in qualche reato?  Una sola parola: DADAUMPA.  Se l'estetica giustifica la deroga alla legge, porgo rispettosa domanda a chi di competenza che mi si chiarisca per quale motivo questa deroga non è stata applicata per evitare di ristrutturare (1988) un ponte del XVI (1580, Contini) secolo come quello delle Guglie.  È sotto gli occhi di tutti il totale fallimento dell'intervento non solo a causa della pendenza eccessiva (16%), ma anche perché i gradini del ponte sono paralleli alle fondamente da unire, inoltre il ponte è inclinato di circa 30° e le carrozzelle, anche quando sono munite di uno sterzo, hanno grandi difficoltà a correggere la traiettoria del percorso con forti pendenze.  Solo per la cronaca, “vox populi”, attribuisce il progetto a un docente della facoltà d'architettura di Venezia, specializzato proprio in problemi inerenti ai portatori di handicap motori.  Il suo nome è Enzo Cucciniello, responsabile del Corso di Progettazione Ambientale ed Ergonomia.  Divertente è constatare che il sig. sindaco di Venezia, dopo essere stato costretto a rivedere le proprie posizioni, afferma a sua discolpa che i servoscala ci sono già in diversi ponti e che rimangono praticamente inutilizzati.  Come sintesi e conclusione mi ritorna alla memoria il “Monello” di C. Chaplin, ovvero: fare e disfare e tutto un fare. 


Un'altra domanda in subordine la rivolgo all'esimio Calatrava o a colui che l'ha stimolato a fare questo progetto: gradirei sapere perché non ha ri-tenuto utile progettare il ponte dell'Accademia, provvisorio da oltre un secolo. 


 




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1 Oggi 07/01/04 attraverso i quotidiani vengo a conoscenza che i lavori sono slittati nei tempi di circa 6 mesi e che i costi sono lievitati a 10 milioni di euro.  Sempre dai quotidiani vengo a conoscenza che la ditta esecutrice del ponte ha riscontrato degli errori di calcolo della struttura progettata dall’ingegnere e architetto. 


Il ponte sarà trasportato via acquea su chiatte, già premontato, non è possibile montarlo nel sito definitivo per motivi tecnici e, come previsto, essendo il punto di freccia del nuovo ponte superiore a quello del ponte di Rialto, per il trasporto della struttura si dovrà attendere una bassa marea straordinaria ed anche in questo caso il lasco tra le due strutture sarà di solo 60 cm.  Auguriamoci e affidiamoci non agli ingegneri ed architetti ma ad entità divine che tutto proceda per il meglio e che non sia danneggiato anche il ponte di Rialto.


2 Attraverso i quotidiani siamo stati, come veneziani, messi a conoscenza che il ponte, avendo subito per motivi di discordanza sui calcoli di progettazione un altro ritardo, che la data prevista sarebbe slittata al 20 marzo 2005.  In questa ultima occasione veniamo a conoscenza che il ponte subirà un ulteriore ritardo in quanto in fase di installazione si sono accorti che è stato progettato con un errore di 40 centimeri.  Un altro ritardo sposta la data dell’inaugurazione al novembre del 2005.  Oggi 05/09/2005 il cantiere, a causa di nuove problematiche è bloccato, i tempi sono destinati a protrarsi ancora una volta. Sic.! Con molta probabilità anche i costi di questi errori ricadranno sulle finanze pubbliche. 


Attualmente i costi (dati ricavati dai quotidiani) hanno già raggiunto i 22 milioni di euro.



autore : Franco Filippi
data : 19 Sep 2008

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