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INCONTRI
BEPI LONGO - Il pittore di sestiere
( 29 November 2008 18:00:48 )

Bepi Longo

Scheda critica


Bepi Longo, nato a Venezia nel 1920, scompare nel 1961, dopo una lunga malattia. La sua è una pittura vigorosa e spettrale che sembra “provenire dall’aldilà”.

È stato uno dei grandi interpreti novecenteschi di una Venezia minore, magica e “notturna”, animata da improvvise accensioni e affogata in “verdi stesure lunari”. Una Venezia essenziale, dolorosa, inaspettata, distante

dalla più nota tradizione veneto-impressionista.

Ma è stato anche originale interprete del paesaggio veneto collinare e montano e, soprattutto, del paesaggio industriale. Ha saputo dare espressione alla zona allora ancora informe di Mestre, che si avviava a un’urbanizzazione tumultuosa, incontrollata e di Marghera, cogliendo “gli strani chiasmi tra la materia delle povere cose, quasi fermentate, e la luce resa più fredda dal riflesso delle acque lagunari” (Morucchio).

Lui vivo, i suoi paesaggi sono stati molto apprezzati anche da chi amava la generazione pittorica

precedente. In tal modo, Longo ha goduto di un considerevole mercato: c’è stato persino chi ha tentato di sfruttarlo dando vita ad una fiorente «industria» di falsi che recavano la sua firma.

Straordinarie sono le opere di ricerca, quelle che hanno avuto minore (o nulla) risposta di mercato, come i nudi lividi e penitenziali, i ritratti “privati”, le sconcertanti nature morte, ove Longo appaia gladioli e teschi, le composizioni “che hanno per oggetto spoglie di animali, dipinti di fronte alle stesse macellerie dove stanno esposte”, in cui la massima libertà espressiva si rivela nella furia delle paste cromatiche, nei segni concitati, quasi automatici.

La percezione dell’esistere come sofferenza crea una sorta di basso continuo; diviene esplicita nell’irrompere delle figure: nello studio dei nudi larvali, la cui carnagione fosforescente esce impetuosamente dal nero; nell’inserimento, reiterato, dell’ immagine dell’uomo stante, isolato fra i passanti di un campo o di una calle; ma anche nelle figurine che appaiono in certi minimali scorci d’interno, rese con una vivezza che li rende perturbanti e trasforma la “natura morta” in uno stranito paesaggio animato. Ma il male di vivere si rivela soprattutto nelle figure femminili, che denunciano la lontananza, l’inaccessibilità ossessionante, la pulsione erotica obbligatoriamente raffrenata. E si esplicita, infine, nell’autoritratto.

La sua inconfondibile figura di uomo e di pittore, intento a lavorare a cavalletto nei suoi luoghi preferiti, San Stae, Santa Maria Mater Domini, San Giacomo dell’Orio, la Maddalena, lo ha reso un’icona di una certa Venezia del dopoguerra, povera, proletaria, antagonista. Anche per questo è stato e continua ad essere amato dai collezionisti di sempre e dai veneziani, che ne mantengono vivo il ricordo.

Di lui, considerato una delle personalità artistiche più vive e interessanti dell’epoca, si sono interessati Pietro Zampetti, Guido Perocco, Federico Castellani, Berto Morucchio, Virgilio Guidi, Mario De Luigi, Umbro Apollonio, Raffaele De Grada, Luigi Ferrante, Giorgio Kaisserlian, Paolo Rizzi, Marco Valsecchi, Silvio Branzi, Giuseppe Marchiori, che hanno colto le assonanze con Rouault, Kokoschka, i “fauves”, Soutine e Scipione, ma che ne hanno anche riconosciuto le ascendenze colte, l’influsso di Tintoretto, della pittura del sei e del settecento veneziana.

Longo ha partecipa alle Collettive della Bevilacqua-La Masa dal ’48 al ’60, dove ha tenuto le personali nel ’51, ’54 e ’58, pur avendo iniziato a esporre individualmente nel ’49. Nel ’51 gli viene assegnato il primo Premio “Graziano” e nel ’53 il primo premio (ex aequo con Renato Borsato) per la pittura della Bevilacqua-La Masa.

Ha partecipato alla Biennale Triveneta di Padova, ai Premi Michetti, Murano, Marzotto. Ha vinto a Legnano e Portogruaro. Vanta numerose personali in Italia e alcune partecipazioni all’estero.

La vicenda artistica di Bepi Longo, che si condensa in un quindicennio, è stata una sorta di meteora. La sua uscita dalla scena artistica è avvenuta pochi anni dopo la morte.

Da allora, rarissime e incomplete sono state le occasioni espositive. Le opere, quasi tutte di proprietà privata, sono state esposte sporadicamente ed episodicamente documentate. Il contributo critico si compone di brevi note, spesso illuminanti ma nel complesso condensabili in un pugno di pagine.

Gli aneddoti che ancora si possono raccogliere dalla viva voce dei conoscenti attengono soprattutto alle “ragioni del cuore” e confermano la sua condizione di isolato e marginale.

Fedele alla filosofia di Fondamenta, la presente esposizione, curata da Gianni Pizzamano e da Fabio

Girardello (autore del testo critico in catalogo) ripropone Bepi Longo come un caso da riconsiderare, nell’intento di riposizionare la sua figura di artista nell’ambito dell’ultimo realismo veneziano, permeato da una forza espressionista che va ben oltre i luoghi comuni della pittura vernacolare e che lo avvicina ad altri grandi misconosciuti della pittura lagunare del dopoguerra, come Giovanni Pontini e Gustavo Boldrini, che meritano di trovare finalmente posto nella storia dell’arte italiana del Novecento.

L’evento gode del patrocinio della Regione del Veneto e della Città di Venezia. È realizzato con la

collaborazione della Scuola Grande San Giovanni Evangelista di Venezia e dell’Associazione Culturale “I Giovani Veneziani”.



BEPI LONGO

Il pittore di sestiere

Scuola Grande San Giovanni Evangelista

San Polo 2454 Venezia

Inaugurazione: sabato 13 settembre 2008 ore 18

Presentazione: Fabio Girardello

Dal 13 settembre al 30 novembre 2008

Orario: tutti i giorni tranne il lunedì

10.30-18.00

ingresso gratuito

info 041 7418234

www.scuolasangiovanni.it

info@scuolasangiovanni.it

www.fondamentasrl.eu info@fondamentasrl.eu

www.grafichemarini.it www.utsspa.it



autore : Incontri - Pittura
data : 29 Nov 2008

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